L’artista del XXI secolo mente
JAGO atterra a Roma, affidando alle sapienti mani degli allestitori alcune delle sue opere più note al grande pubblico, soprattutto per il forte impatto visivo. Eppure, è proprio da quest’ultimo punto che si dipanano i dubbi sul ruolo che l’alter ego di Jacopo Cardillo proietta su di sé, quale estremo alfiere dell’arte scultorea contemporanea in Italia.
Superato infatti l’innegabile fascino estetico che le opere esercitano sull’ignaro spettatore, viene subito da chiedersi quale sia l’apporto contenutistico delle sculture esposte. Tutto appare tanto significativo nel rappresentare pedissequamente la realtà, quanto sufficientemente banale nell’espressione di un contenuto più profondo: la Pietà è riletta secondo un’alterazione del rapporto madre-figlio, descrivendo in maniera iperrealista la foto di un padre che stringe tra le braccia il figlio morto durante la guerra in Siria.
E quindi l’arte avrebbe abdicato al proprio compito di utile scandalo, in favore di un artista che presenta al cospetto del pubblico non una sferzante critica alla società, ma una rassicurante e didascalica mossa pubblicitaria – copia sbiadita della realtà? Nella mostra di JAGO tutto è già chiaro, tutto è già detto, tutto è già evidente; lo spettatore non deve fare alcuno sforzo, solo bearsi di un esercizio di stile – degno di una qualsiasi macchina per incisioni a laser. Se tutto quello che serve a chi guarda è un pezzo ben tornito di marmo, allora l’artista del XXI secolo mente. Ma per fortuna JAGO ha un marchio tutto suo, come le aziende, e questo ci affranca dal credere che sia davvero un artista.


